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La Cooperativa Est Ticino è nata nel 1977 per iniziativa di persone mosse da impegno politico e sociale. Persone tuttora convinte che la buona politica sia quella del “fare”, quella di creare davvero una società che garantisca a tutti le condizioni essenziali per costruirsi una vita serena. Disporre di una casa è una delle principali condizioni materiali per essere sereni, dopo una buona salute personale e dei propri cari.

La Est Ticino ha costruito quasi 700 abitazioni. Ha fatto sì che, pur con sforzi e sacrifici, quasi 700 famiglie abbiano potuto avere una casa sicura, sia che fosse in proprietà indivisa, sia che fosse in piena proprietà. Se la Cooperativa le avesse costruite tutte nello stesso luogo, avrebbe costruito un intero paese, di più di duemila persone: un paese non grande, ma neppure piccolo.

Se una persona ha la casa, può pensare con maggior tranquillità al proprio progetto di vita. Se una famiglia ha la casa, può pensare con maggior tranquillità al progetto di vita dei figli.
Certo, per molti la sicurezza piena è venuta dopo aver pagato, spesso con fatica, il mutuo, ma ormai sono molti i soci della Est Ticino che hanno saldato il loro debito.

Ma la casa non è soltanto sicurezza materiale ed economica, la casa è parte del vissuto di ciascuno e della famiglia. E’ oggetto di una particolare forma di relazione che coinvolge i sentimenti, perchè lo spazio che ci circonda e ci accoglie, e che costruiamo negli anni, entra in intimo rapporto con noi. Un rapporto emotivo che inizia fin da quando il socio sceglie la casa che, il più delle volte, è solo disegnata sulla carta di un progetto che per molti è difficile comprendere a fondo e prefigurarsi. Bisogna dunque fidarsi della Cooperativa.

Ma se da una parte la casa è l’involucro dello spazio privato, dall’altra l’edificio entra in relazione forte con la città; anzi, costruisce un pezzo di città, cioè una parte dello spazio collettivo e sociale: da qui la responsabilità di chi progetta, di chi costruisce e di chi, la Cooperativa, promuove e dirige il processo di edificazione.
Dunque costruire case in cooperativa richiede un delicato equilibrio tra esigenze, aspettative e immaginario dei soci da una parte e idea, atto creativo del progettista dall’altra e ancora regole urbanistiche ed edilizie che il Comune pone nell’interesse generale e rispetto dei programmi economici.


Dunque la particolare natura del compito di chi dirige e lavora in una cooperativa di abitazione sta proprio in questa condizione: essere dei buoni imprenditori e organizzatori, perchè il processo edilizio è assai complesso; ed essere capaci di gestire con fermezza, ma anche con la comprensione che richiede la natura sociale dell’impresa, i rapporti umani con i soci e con tutte le persone coinvolte nella vita della cooperativa.

Non poco conto ha avuto la costruzione di un buon rapporto con il mondo delle imprese costruttrici, la cui serietà e capacità imprenditoriale è stata una delle condizioni essenziali per costruire case belle e solide nel tempo, a costi “giusti”.
Non poco conto ha avuto la dedizione, che è andata oltre la capacità professionale, di chi ha lavorato nella e per la Cooperativa.

Ma chi ha diretto la Cooperativa in questi anni ha voluto fare di essa non solo uno strumento operativo, ma elemento promotore di crescita sociale e culturale dei soci e delle collettività locali, in particolare dei comuni di origine, Castano Primo e Turbigo. La Cooperativa ha prodotto cultura con iniziative di diverso genere. Ha promosso l’arte coinvolgendo artisti, talvolta anche nel processo costruttivo, come ben raccontato in una sezione di questo libro. Ha sostenuto le attività sportive dei giovani. Ha informato i soci e i cittadini con la pubblicazione di una periodico: L’”Informatore”. Ha persino sostenuto la ricerca scientifica dell’università di Pavia con esiti concreti e positivi nel campo della genetica.

La Cooperativa ha voluto essere, è stata ed è dunque un elemento di coesione sociale.



Ma riflettendo agli anni della fondazione e ai primi difficili anni di vita della Cooperativa c’è da chiedersi se l’impegno dei soci fondatori sia stato un avvenimento sporadico e sia stato da solo sufficiente a dar corso a quella impresa.

Certo determinante fu quell’impegno, ma non poco ha contato anche il clima politico di quegli anni: e non mi riferisco a nessuna particolare componente politica, anche se la Cooperativa è nata nell’ambito della sinistra. Mi riferisco al clima di attesa e di fiducia della società nella politica, pur in presenza di scontri talvolta duri.


Mi riferisco a quella stagione di riforme, nella sostanza largamente condivise dalle diverse forze politiche, che va dai primi anni ’70 alla fine degli anni ’80, e che ha visto: l’istituzione delle regioni e il nuovo rapporto tra comuni e regione; la nuova legge urbanistica; la programmazione del “Piano decennale per l’ edilizia residenziale pubblica”, titolo che dichiarava un diritto e non faceva pensare all’assistenza alle “classi povere” come la dizione di “edilizia economica e popolare”.

Ora quel clima è cambiato: la politica è più debole, gode di minor fiducia. Lo Stato si è ritirato dal settore della casa. Il libero mercato detta le regole e in parte potrebbe essere il segno che la società ha meno bisogno di sostegno, ma è anche vero che le attività economiche “no profit” si stanno sviluppando in diversi settori, perchè la società ne ha bisogno e non a tutto risponde il mercato. La cooperazione è antesignana del “no profit”, le cooperative non distribuiscono profitti, ma danno lavoro, servizi, case, e investono.

La cooperazione è dunque un bene da salvaguardare non solo nell’interesse dei cooperatori, ma di tutti quei cittadini che possono aver bisogno delle cooperative. Per questo è necessario contrastare chi vorrebbe di fatto eliminare la cooperazione in nome di un libero mercato che in altri settori, come le telecomunicazioni, non vuole.
Anche perchè nuovi bisogni si presentano e vecchi bisogni permangono. Case, magari in affitto, per giovani che desiderano farsi una famiglia o comunque una propria vita autonoma. Alloggi temporanei per studenti. Alloggi per persone anziane che, talvolta, hanno bisogno non solo di casa ma anche di servizi e di sostegno. Case per lavoratori immigrati da altri paesi che vorrebbero ricongiungersi alle loro famiglie. E altre ancora necessità.
Sono campi d’azione difficili perché spesso fuori o ai “margini” del mercato. E necessitano di una nuova stagione di riforme e di intervento pubblico, affiancato da quello del “no profit” e di una sana imprenditoria. Ed è fra questi che credo debba svolgere un ruolo importante la cooperazione; e in particolare la Est Ticino per il nostro territorio.