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EST TICINO E L'ARTE


La Coop77 Est Ticino ha scelto di inserire nel corso degli anni, in alcune tra le sue più significative realizzazioni architettoniche, un segno d'arte.

E fin qui, a dire il vero, non vi sarebbe nulla da rilevare di particolarmente originale o innovativo; da sempre l'architettura dialoga con gli abbellimenti e le decorazioni, e da sempre questo particolare suo aspetto è terreno d'opera di artigiani e di artisti.
Ma la scelta che è stata compiuta qui ha un carattere di fondo che davvero la distingue da una funzione di puro ornamento. È qualcosa di diverso. Una committenza così particolare come quella rappresentata dall'edilizia cooperativa e dal suo spirito di collaborazione, infatti, ha in qualche modo e misura potuto modificare il senso stesso dell'intervento degli artisti, che dunque si sono trovati a fare i conti non solo con l'elemento estetico del lavoro ma anche con l'allargamento a tutto un carico di storia e di memorie, di spessori civici, esistenziali e sentimentali derivanti dall'elemento umano implicito sia nello spirito dell'iniziativa che nel sito architettonico.

Con questa sua scelta, la Coop77 Est Ticino ha riscoperto e riattualizzato il terreno di una ritornante e antica aspirazione storica, vecchia sì ma non per questo meno fresca, meno sollecitante e viva: cioè proprio quella di un esperimento che nella storia dell'estetico e del visivo periodicamente riappare e si afferma come un risultato di significativo progresso. E che consiste nel cercare e rendere possibile un vero rapporto tra l'immaginario e lo spazio architettonico; rapporto inteso come interazione e integrazione concrete tra la fantasia visiva e poetica di un artista da un lato e, dall'altro, il tempo e le forme dell'abitare, cioè la realtà della dimensione esistenziale costituita dagli abitanti. Questa cosa è la poesia. Vale a dire quel plusvalore di senso, di significati, di carica emozionale che la realtà acquista quando è trattata da un poeta, e non importa se di parole, di suoni, di pensiero o come in questo caso di forme e di immagini… Poesia come innesco; come intensificazione dei giudizi e dei sentimenti che ricaviamo dalla realtà che ci circonda. Poesia come metaforizzazione delle cose, della realtà, dell'esistenza nelle sue contraddizioni e speranze, nelle sue luci e nelle sue ombre, nelle sue tenerezze e crudeltà.

E che fine può fare, concretamente, tale poesia della pittura e della scultura in una società come quella d'oggi che prevalentemente non ha più occhi se non per guardare la televisione e non ha più cuore se non per i piccoli sentimenti del proprio campanile o per le super-offerte degli ipermercati? Nella migliore delle ipotesi quella di essere limitata a delle élites, di diventare cosa da specialisti, di chiudersi nelle Gallerie e nei musei. Ecco perché l'utopia di proporre una saldatura tra le immagini dell'arte e gli spazi abitativi è qualcosa di progressivo, qualcosa di assolutamente attivo, che tende a rovesciare una tendenza, a ricostruire un rapporto più vasto.

Queste opere nate insieme alle case, ogni giorno sotto gli occhi degli abitanti e dei visitatori, costituiscono difatti una serie di gesti esemplari, provocazioni non violente e non invasive che si svolgono tra momenti diversi del visivo quotidiano per evocare nella mente e nel cuore di tutti un sia pur minimale richiamo d'umanità e di memoria, un segno d'appartenenza, di identità, di ritrovamento.

Lo speciale rapporto che si è instaurato tra le opere e gli spazi delle costruzioni prescelte, nei cortili o sui muri occupati dalle opere installate dagli artisti, è qualcosa di prezioso, per il fatto che queste opere sparse tra le case aprono il terreno di una sorpresa che, è senz'altro feconda, attiva, creatrice. La loro presenza pacata e silenziosa non può non essere energetica, non può non eccitare e stimolare il nostro immaginario, irrorandolo, irritandolo, sospingendolo ad uscire dai suoi itinerari più consueti, a ripudiare, almeno per un momento, le nostre pigrizie emozionali.
 


ARTE e ARCHITETTURA